Black. L’amore ai tempi dell’odio – Recensione

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Black. L’amore ai tempi dell’odio – Recensione

Quando il colore della pelle è una scelta e l’amore una colpa

 

di Andrea Pedrazzi

Siamo a Bruxelles, l’anno è il 2015 anche se i fatti narrati riguardano una situazione che si protrae da diverso tempo (come viene spiegato da una didascalia posta appena prima dei titoli di coda), ovvero il problema della rivalità fra le gang della città. Rivalità che spesso nascono per motivi futili, come nel caso in questione e che troppe volte possono essere placate solamente con il sangue.

Quella che i registi Adil El Arbi e Bilall Fallah raccontano con il loro lungometraggio è una storia d’amore che di per se avrebbe poco di interessante ed originale; una shakespeariana “Romeo e Giulietta” adattata ai giorni nostri. Ciò che la rende veramente degna di essere raccontata in un film è proprio il contesto all’interno del quale si svolge.  Marwan è un ragazzo di origine marocchina, nato in territorio belga, ma non del tutto integrato con la società che lo circonda, a causa della sua discendenza e probabilmente di un’educazione non ottimale.  Questo suo stato di alienazione lo porta a cercare un senso di appartenenza in una delle molte gang della città. Mavela, dal canto suo, non se la passa meglio. E’ nera. Il colore della sua pelle  rappresenta per lei un marchio che le rende impossibile una vita normale perfino nella Bruxelles contemporanea. La sua frase “Questa è la nostra laurea: la pelle nera” pronunciata a pochi minuti dall’inizio durante un dialogo con la madre, è destinata a restare impressa nella mente dello spettatore per tutta la durata del film. Evidentemente i due protagonisti hanno molto in comune e, dal momento in cui si incontrano, tra loro si instaura una certa sintonia destinata a sfociare in una storia d’amore. Solo un ostacolo si frappone tra Marwan e Mavela.  Lui fa parte degli “1080s” mentre lei ha appena iniziato a frequentare i “Black Bronx”. Tra le due gang, come viene mostrato in una delle sequenze iniziali, non corre buon sangue. Pertanto la relazione tra i due, nascosta agli altri componenti delle rispettive gang comporta un problema non da poco.

In una società in cui il colore della pelle viene vissuto come una condanna l’unico senso di appartenenza e fraternità (almeno secondo i protagonisti) va cercato in realtà più circoscritte come quella della gang. Ma cosa succede quando  questa soluzione mostra i propri limiti rivelando la propria natura autoritaria in cui non c’è posto nemmeno per l’amore? Questo è il vero dramma attorno al quale si svolge Black: due ragazzi che si amano, ma ai quali è impedito stare insieme. A questo punto i due saranno obbligati a compiere una scelta. Dovranno scegliere fra il rispetto del gruppo nel quale cercano di identificarsi ed il seguire i propri sentimenti a discapito della propria posizione. Questa situazione porterà ad un finale forse prevedibile, ma che non può lasciare indifferenti.

Tutto ciò è narrato in maniera impeccabile.  I centotrenta minuti di durata volano senza dare nessun segno di stanchezza tra ottime sequenze d’azione, primi piani intensi ed una colonna sonora perfettamente adatta al contesto di riferimento.

Perciò Black è un film che riesce soprattutto ad intrattenere ed emozionare lo spettatore oltre che a stimolarlo in un’ampia riflessione che trascende la realtà sulla quale si incentra l’opera e riguardante una scelta solo apparentemente semplice fra l’essere chi ci è imposto dall’esterno o semplicemente essere chi siamo in realtà.